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Storia: San Bevignate: agiografia e iconografia


Le eccezionali dimensioni della chiesa di San Bevignate (m 39,5×17,5×27), motivate "dall'intenzione di farne il santuario memoriale dell'eremita Bevignate" (A. Cadei), introducono un aspetto poco noto nella vita dell'ordine e nell'architettura di committenza templare, rappresentato dalla promozione di culti particolari.

In realtà Bevignate - prescelto come ‘santo' eponimo della chiesa fin dal 1256 e soggetto, insieme a un non meglio identificato vescovo benedicente, di un affresco ben visibile sul lato destro della parete di fondo dell'abside - divenne tale solo agli inizi del Seicento, probabilmente anche in seguito all'iniziativa del vescovo Comitoli (1548-1624), che ne rilanciò il culto e che nel 1609 dispose la traslazione delle sue reliquie nella cattedrale di San Lorenzo.

Le notizie tramandate, che lo vogliono eremita e abitatore della zona su cui alla metà del Duecento sorse la chiesa a lui intitolata, risalgono per lo più all'erudito folignate Ludovico Jacobilli (1598-1664), compilatore di una raccolta di agiografie di santi umbri, mentre sul versante documentario più vaghi sono i riscontri. Dalle Riformanze perugine risulta infatti che il 22 aprile 1453 il Consiglio dei priori e dei camerari delle Arti del Comune, riunitosi alla presenza del governatore pontificio e del podestà, era chiamato a pronunciarsi in merito alla festa di ‘san' Bevignate. In particolare, nel preambolo della delibera si sottolineava non solo la necessità di «onorare con ogni studio, lavoro e diligenza quei santi che salvaguardano la pace e la felicità della città», ma si ribadiva anche con forza che tra costoro «uno straordinario è san Bevignate - la cui chiesa è nei sobborghi di Porta Sole - il quale, come si vede dalla sua leggenda, nacque e visse nel contado e terminò la sua vita piamente nella medesima città. E, benché non sia iscritto nel catalogo dei santi, tuttavia per la santità della vita e la frequenza dei miracoli operati dalla divina bontà per i suoi meriti, molti ed evidentissimi, in vita e in morte, non c'è dubbio ch'egli sia tra i santi nella gloria del Paradiso».

La vicenda del bisecolare culto perugino di san Bevignate culminava dunque nel 1453 con quella che fu, a tutti gli effetti, una «canonizzazione laica» a furor di popolo, promossa dalle autorità cittadine per rimediare in qualche modo alla imbarazzante mancanza della proclamazione pontificia, necessaria per regolamentare in modo adeguato i festeggiamenti in onore del titolare della grande chiesa extraurbana. Canonizzazione che, a suo tempo era stata più volte sollecitata dallo stesso Comune e dai Templari, come risulta sempre dalle Riformanze. Degno di nota è il fatto che, nel fissare il grado di solennità con cui il 14 maggio i perugini avrebbero dovuto celebrare la festa di ‘san' Bevignate, i vertici politici e religiosi della città fanno prima di tutto il punto sulla tradizione agiografica e sulla consistenza storica del personaggio. E, pur consapevoli del fatto che fino a quel momento adscriptus non sit in cathalogo sanctorum, utilizzano come punti di forza non soltanto la Legenda in cui si tramandavano i fatti più importanti della sua vita, ma rievocano alcuni provvedimenti del Comune che mostravano una profonda affezione nei suoi confronti. Primo fra tutti, l'edificazione della chiesa a lui intitolata, sorta nel luogo in cui sarebbe vissuto in solitudine - in suo reclusorio, recita l'iscrizione, leggibile solo in parte, del cartiglio - utilizzando verosimilmente come riparo proprio quei resti di preesistenze romane in seguito incorporati, a mo' di fondamenta, del nuovo edificio.

Ecco allora che, pur nella oggettiva scarsità dei riferimenti, se si segue il suggerimento di Chiara Frugoni di "rimettere in un'altra prospettiva i dati forniti da alcuni documenti e dagli affreschi", si giunge a conclusioni estremamente interessanti, dettate in primo luogo dal fatto che all'interno di una chiesa di committenza templare il supposto eremita viene raffigurato vestito proprio come i milites professi appartenenti all'Ordine. La studiosa ipotizza infatti che Bevignate, "qualunque sia stato il suo sfondo di vita", una volta entrato in contatto con i milites Templi - immessi nel possesso di quell'area per volontà di papa Gregorio IX- sarebbe stato accolto nell'Ordine e parrebbe del tutto naturale che "i Templari, costruendo la loro chiesa, avrebbero voluto avere uno dei loro nel registro dei santi". Risulterebbe altrimenti di difficile spiegazione il fatto che la nuova chiesa dei Templari sia stata dedicata a uno sconosciuto eremita locale che, non ancora proclamato santo, veniva tuttavia rappresentato nella parete di fondo dell'abside vestito di bianco proprio come quei fratres ben visibili in controfacciata all'interno di una fortezza d'Outremer.

Come pure pare da ricondursi allo stesso disegno la creazione ab origine, proprio sotto l'abside, di un piccolo spazio destinato ad accogliere le spoglie di Bevignate e che, reso accessibile tramite un camminamento interno, avrebbe alimentato il culto di quello che si sperava potesse divenire a breve un santo templare. A fronte di tutto ciò, ben si spiegherebbero dunque la tenacia con cui i milites Templi hanno inseguito la canonizzazione di Bevignate e, soprattutto, l'attenzione del potente templare Bonvicino tanto per questa chiesa - detta, già prima della costruzione, ecclesia Sancti Benvegnati - quanto per il suo titolare, di cui egli richiede fin dal 1260 la consacrazione ufficiale, come risulta dalla legazione inviata nel giugno di quell'anno ad Anagni con l'auspicio che Alessandro IV aprisse in breve tempo un'inchiesta super vita et meritis beati Benvignatis.

A posteriori, sappiamo che il riconoscimento ufficiale del culto da parte della Congregazione dei Riti risale al 1605 e non è da escludere che "la tragica fine dei Templari, voluta da Filippo il Bello e troppo debolmente contrastata da Clemente V, potrebbe avere ben travolto anche il povero Bevignate" (C. Frugoni).
(Sonia Merli)

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  • Il nuovo video punta i riflettori sugli affreschi della Chiesa di San Bevignate recentemente restaurati e descritti dal Dott. Giovanni Luca Delogu, Funzionario Storico dell'Arte della Soprintendenza.
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