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Fiera dei Morti

 La storica e tradizionale fiera mercato che si svolge i primi di novembre


La “Fiera dei morti” di Perugia risale all’epoca medievale: si hanno testimonianze scritte della Fiera sin dal 1260 – definita già allora come “consuetudinaria” – e il suo nome era allora “Fiera di Ognissanti”, essendo collocata nel periodo di tale ricorrenza religiosa.

La Fiera di Perugia si inseriva in un ricco calendario di attività fieristiche e mercantili presenti in Umbria, in età medievale e rinascimentale, nonostante la regione soffrisse della endemica mancanza di rilevanti vie di collegamento e di sbocchi marittimi. Tali fiere possedevano la funzione prevalente di mercantilizzazione dei prodotti agricoli e del bestiame: non a caso avvenivano nel periodo estivo e autunnale, sia per l’ampia disponibilità dei prodotti agricoli raccolti che per consentire alla popolazione locale il “rifornimento” prima delle difficoltà invernali.

Le fiere godevano di esenzioni particolari come la franchigia sulla merce venduta, cioè la dispensa da qualsiasi dazio o imposta, e la pace di fiera, ossia la libertà di commerciare per chiunque, anche per coloro che avevano problemi con la giustizia per cause civili. Fiera significava anche grande evento per la città che la ospitava, data anche la durata notevole di tali avvenimenti (mensile, quindicinale) che determinava un grande afflusso di persone che vi soggiornavano.

Nel periodo della Fiera di Ognissanti di Perugia si tenevano dei giochi di antica tradizione come la caccia al toro, la corsa dell’anello e la corsa del palio o della quintana. Le testimonianze sui giochi sono presenti soprattutto fino al XVI secolo, mentre col passare del tempo tali tradizioni si sono fatte più rare fino a scomparire del tutto. Documentazioni più recenti (XIX secolo) indicano la presenza di tombole in piazza e di attività circensi. Negli ultimi decenni, si è sostituito ai giochi tradizionali la presenza del luna park, i cosiddetti “baracconi”, che sono presenti in modo esteso e significativo nell’area fiera.

Solo a partire dal ‘600 la Fiera di Ognissanti verrà denominata “dei defunti”, mentre nell’800 prenderà il nome attuale di “Fiera dei morti”. Il significato di questa scelta sembra voler esprimere il desiderio di rendere compatibile il ricordo e il rituale ricongiungimento con gli antenati con l’esigenza di attenuare il sentimento di tristezza comunque presente nella memoria dell’assenza. Il rituale collettivo della festa prevede addirittura l’usanza di mangiare dolci denominati “stinchetti”, “ossa dei morti”, “fave dei morti”, quasi alla ricerca di una “comunione” laica e festosa con i defunti.

Oggi, la Fiera dei morti rappresenta comunque una tradizione molto sentita dalla popolazione: è difficile che un perugino non faccia almeno una visita alla fiera e non acquisti qualcosa. La Fiera rappresenta quindi un rituale simbolico di appartenenza alla comunità, che si ripete regolarmente ogni anno, e che sembra segnare nell’immaginario collettivo i cicli della vita, di cui il ciclo stagionale - il passaggio dalla bella stagione a quella invernale – è da sempre fattore di identità con la propria terra e le sue consuetudini.

La funzione simbolica e di aggregazione cittadina sopravanza così quella economica, dando un senso compiuto ad una attività commerciale che, sul piano economico, non potrebbe certamente competere con i centri commerciali o la grande distribuzione.

Il progressivo incremento di qualità dell’offerta commerciale, sempre più orientata a proporre prodotti tipici, rari e di provenienza locale, promuove l’attuale Fiera dei morti anche presso le città vicine, da cui si registra un buon afflusso. In tal senso, l'evento ha ormai acquisito anche una sua rilevanza turistica entrando a far parte del calendario delle grandi e tradizionali manifestazioni della città di interesse turistico.

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