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Perugia Turismo

Deposizione di Federico Barocci

Dal 10 Febbraio al 17 Giugno 2018
Forlì, Musei di San Domenico, Piazza Guido da Montefeltro

Il Nobile Collegio della Mercanzia comunica che l’opera di sua proprietà Deposizione di Federico Barocci (1569) conservata nella Cattedrale di San Lorenzo di Perugia, sarà esposta alla mostra “L’eterno e il tempo tra Michelangelo e Caravaggio” che si terrà ai Musei di San Domenico di Forlì, dal 10 febbraio al 17 giugno 2018.

La Cappella di San Bernardino in Cattedrale

Il Collegio della Mercanzia realizzò la sua cappella, dedicata a San Bernardino, in uno spazio privilegiato che le veniva dalla sua primaria importanza civica: all’interno del Duomo di Perugia, alla prima campata della navata destra. È recintata da una cancellata quattrocentesca in ferro battuto. Vi domina sull’altare la magnifica Deposizione di Federico Barocci (1569), alla parete è un grande bancone intagliato di Ercole di Tommaso del Riccio e Iacopo Fiorentino (1567). La vetrata colorata reca una predica di San Bernardino, di Costantino di Rosato della Spalletta su disegno di Arrigo Fiammingo da Malines (1565).

La Deposizione di Federico Barocci

Barocci lavorò a questa pala per quasi due anni e, secondo il giudizio di molti studiosi e di Andrea Emiliani in particolare (massimo studioso del Barocci), segna il passaggio tra tardo Rinascimento, Manierismo e Barocco.

Il dipinto a olio eseguito su tela centinata (412 cm di altezza e 232 cm di larghezza) fu commissionato a Barocci dal Collegio nel 1568 e collocato sull’altare per il Natale del 1569.

Nel dipinto si colgono forti contrasti fra movimento e staticità: l’operosità degli uomini che calano Cristo dalla croce e il gesto di san Giovanni che abbraccia i piedi del Maestro; lo slancio delle pie donne spaventate, che accorrono a soccorrere la Vergine abbandonata esamine tra le braccia di una donna, che la fissa sgomenta. Più defilato si scorge san Bernardino, che “pare che accorra anch'egli a sostenere le membra divine” (Bellori).

Barocci, superando il tradizionale chiaroscuro, utilizza ombre colorate per descrivere i diversi sentimenti e moti dell’anima e fa del colore l’elemento cruciale e insostituibile del dipinto.

Grazie a un attento e scrupoloso restauro di professionalità nazionale, nel 2010 all’opera è stata restituita la straordinaria varietà e intensità cromatica.

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